giovedì 9 aprile 2009

Il Limite

crescita, dipendenza, DioCiao Dio.

Avevo una settimana piena di impegni e di programmi, perfettamente incastrati gli uni agli altri.
Ho sceso la scala di marmo del sottopassaggio, lucida di pioggia, il piede è scivolato senza cadere e “crick!”
Ho rotto un piccolo ossicino, così silenzioso ed anonimo che l’avevo dimenticato, dopo gli studi di anatomia di tanti anni fa.

Sei proprio furbo.
Mi hai fermata, costretta ad aprire una finestra e ad osservare un panorama mai visto.
Il mondo intorno continua a girare, mentre adesso io sono ferma.
Sono scesa dalla giostra, ho sospirato e mi sono arresa.
Adesso, non sto abbastanza male da non pensare.
Sto sufficientemente bene per sentire.
Sono un mix di sensazioni e sentimenti che dovrò pian piano comprendere e sistemare.

Tutto sommato non avevo più paura del dolore fisico.
Il dolore dello spirito, un poco, mi aveva già devastata.
Ma la privazione della libertà di movimento e la dipendenza, la necessità di chiedere ed accettare aiuto, mostrando la mia debolezza, questa non l’avevo ancora provata, nell’età adulta.
Un limite fisico. Oggettivo, visibile da tutti.

Non sappiamo bene neanche noi, povere creature, dove sta il limite.
Del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, della felicità e della noia, del concesso e del proibito.
Dello spirito, della sensibilità e della sofferenza di colui che abbiamo di fronte.
E’ così personale e delicato, che ogni aura ha il suo.
C’è solo un modo per capirlo, difficile e faticoso.
Mettersi in ascolto con il cuore libero.
Forse questo voleva dire Gesù, quando lavò i piedi.
Ma non viene mica naturale.
Prima occorre studiare il proprio.
Poi viene il sospetto che, forse, anche le altre creature funzionino così.
E allora si prova. Ma non va mica dritta al primo colpo…
Ogni ostacolo che ci colpisce amplifica la nostra capacità di empatia futura.

Sarò cambiata, dopo questo mese di inattività forzata e di dipendenza.

Insomma devo dirTi grazie.
Mi rendo conto che avevo bisogno di occuparmi del mio spirito, ma non ero abbastanza saggia da fermarmi a farlo.
L’hai fatto Tu per me.
Così mi hai anche ricordato che da soli non possiamo far nulla.
La mia testardaggine ed il mio orgoglio si sono smussati.
Posso crescere ancora un po’.

Quindi, l’unica domanda è: allora, Dio, adesso dove mi porti?
E la risposta è facile, la vedo ogni giorno, quando apro gli occhi.



5 commenti:

  1. ......sicuramente in posti non immaginati , tra discese sorprendenti e voli in parapendio .un augurio per un mese ricco di promesse e riflessioni!e di tempo solo per te!!

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  2. Grazie mille Caty, piacere di conoscerti!

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  3. Che bello Eleonora...
    Quello è il tuo piede, suppongo.
    E adesso come stai? Ci potrai essere il 16 maggio? La Chiara mi domanda di te.
    Ciao.

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  4. Certo, il mio amico piede, infatti "noi" siamo un condominio: no, non soffro del disturbo di personalità multipla;-)
    Considero ogni parte del mio corpo come capace di trasmettermi sensazioni, messaggi, certo non sempre piacevoli ma che vale la pena ascoltare, perchè guidano e rendono migliori. Il 29 farò la lastra di controllo. Se l'osso sarà saldato, verrò liberata. La malattia mi finisce il 5 Maggio. Poi vedo con i turni: la mia lunga assenza sta creando non poco scompiglio in reparto! Aggiorna pure Chiara, dalle un bacio da parte mia!

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  5. è proprio vero, ci sono passata anch'io vedrai come passa poi alla fine, anche questo mese. La cosa importante è quello che hai imparato, le riflessioni che hai fatto. Sono abbastanza grande per dirti che tutto accade per insegnarci qualche cosa, sta a noi avere gli occhi del cuore aperti. Tu li hai spalancati!
    Un bacione A

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