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10/04/2009

il Dolore Santo

Cristo, Croce, Crocifisso, doloreIn questo giorno che per eccellenza celebra il Dolore, il mio pensiero va a tutte le Creature sofferenti; penso innanzi tutto ai terremotati dell'Abruzzo, ma anche a chi soffre nella carne, nella psiche, nell'Anima, di dolori più o meno visibili ma comunque devastanti: il tradimento, l'abbandono, il non senso, la fine imminente...

Quando non puoi muoverti nè a destra nè a sinistra, quando non vedi via d'uscita nè avanti nè indietro, quando non trovi risposte nè in alto nè in basso... quando insomma non puoi scappare da nessuna parte, allora probabilmente sei in quella situazione che si chiama Croce.

In croce si sta molto scomodi... e più ti agiti, più i chiodi fanno male.

E allora, che si fa?

Si bestemmia, si prega...
Si può solo aspettare.
Qualcosa accadrà.

cta

02/11/2008

il pensier della morte

cimitero, croce, morte

O Alma, che farai

quando all'estremo ponto ti vedrai?
Deh, pensa a questo un poco
acciò possi fuggir l'eterno foco.

Il pensier della morte
ben par ai sensi stolti acerbo e forte.
Ma chi lo vole usare
s'umilia e si preserva dal peccare.

Dunque mira al tuo fine,
Alma, se brami in tre grazie divine.
E se voi cangiar stato
pensa alla morte, e fuggi dal peccato.



Ascolta O ALMA CHE FARAI!
Brano a 3 voci di Paolo Quagliati, 16° sec.

Complesso Vocale Boanerges

cta

10/11/2007

panico

071019_bc_catt_grata1Stavo male, molto male. Tutto intorno a me era prigione: le mura, le persone, il mio corpo, la mia mente. Volevo scappare da qualche parte, volevo smettere di provare dolore. Cercavo la manopola della mia vita (ora direi il telecomando... mi va di scherzare anche se sto ricordando uno dei momenti più tragici che ho vissuto...) per poter spegnere un programma che non mi garbava proprio più.
Ma ero consapevole di essere ancora me. Perdurando la sofferenza e la prigione, a un certo punto entrai in uno stato di confusione, paralisi e panico che cominciava a sgretolarmi i cervello.
Ricordo vividamente il luogo il giorno e l'ora in cui ho avuto la netta sensazione dell'imminente fine: non reggevo più lo stravaso emotivo-sensoriale e avevo realizzato di dover ammazzare il corpo per mantenere integra la mia psiche. Bene, no? finalmente avrei agito! No, non bene; subitaneamente un altro pensiero mi si presentò in testa: "se ragioni così, sei già rotta, scissa, schizzata"...
Stavo diventando pazza.
...
E gli altri dov'erano? Ero sola. Erano spariti. Erano lì vicino a me ma io non li vedevo più. Erano diventati trasparenti a me esattamente quanto io impermeabile a loro.
Per Caso lessi una frase da un libro (non mio) trovato aperto sul tavolo (messo lì da chissà chi, forse un Angelo) e ad essa mi aggrappai con tutta la forza della disperazione, come il naufrago all'ultima tavola di una zattera sfasciata.
Mi stava rispondendo, mi stava indicando un criterio di discernimento, mi stava spingendo all'azione, mi resettava la mente cortocicuitata, mi restituiva la vista degli altri e l'interrelazione.
Avevo già da tempo deciso di essere buona, per scelta. Mi misi a diventare ancora più buona, per necessità.
La frase:


"Chi si rende disponibile agli altri si mantiene psichicamente sano" (E. Lukas)

mi ha salvato.
cta

libri, libri, libri... e altro