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06/11/2012

Antifona di P@nther

"Ogni cosa Egli ha ben fatto.
Fa udire i sordi e parlare i muti"

(Antifona dei Vespri della Domenica Ordinaria)

"Semplice e Lieve, Creatura Felice.
P@nther, un Segno dell'Amore Infinito."
(ilaron)

06/11/2012

cta

P@nther è uno Spirito Guida.
Il mio.

12/09/2011

ancora vivo

"... anche oggi sono vivo, però stanotte, ogni volta che mi svegliavo, riprendevo sonno come mi hai insegnato tu...
Mi fido di te."
ros 12/9/2011

cta

01/08/2010

Altre Sentinelle

nuvole, luce, preghieraPrima che sorga l'alba vegliamo nell'attesa: tace il creato e canta nel silenzio il mistero.

Il nostro sguardo cerca un Volto nella notte: in cuore a Dio s'innalza più puro il desiderio.


E mentre, lieve, l'ombra cede al chiaror nascente, fiorisce la speranza del Giorno che non muore.


Presto l'aurora in cielo ci inonderà di luce; la Tua misericordia, o Padre, ci dia Vita.


E questo nuovo giorno, che l'alba per noi schiude, dilati in tutto il mondo il regno del tuo Figlio.


A Te, o Padre Santo, all'Unico tuo Verbo, all'Infinito Amore, sia lode in ogni tempo.


Amen.

Testo e musica: Trappiste di Vitorchiano; arrangiamento per coro a 3 voci: ilaron;
Complesso Vocale Boanerges

Ascolta PRIMA CHE SORGA L'ALBA (e canta con noi).
cta

04/07/2010

quindi... cantare la Vita?

cantere, vivere, lodare, celebrareDiversi anni fa ascoltai una canzone di un cantante italiano; una frase in particolare di quel testo mi colpì e mi segnò ma non capivo perchè mi toccava così tanto:
"Canto la vita, sabbia tra le mie dita;
fermarla non puoi"
Massimo Ranieri

E
Il Piccolo Placido
dice:
"Bisogna vivere il proprio canto

e cantare la propria vita"

Non solo i monaci come Giovanni Climaco ma ogni essere umano può cantare l'Assoluto.

cta

27/06/2010

ha un senso vivere?

amore, monachesimo, contemplazione, esperienza di Dio
"Il tuo Amore
ha ferito la mia anima
e il mio cuore non sopporta la tua fiamma:
vivo cantandoti..."

Giovanni Climaco
un monaco del VII secolo
cta

09/05/2010

Il piccolo Fiorellino e la clausura

Un giorno Le chiesi:

"Ma che senso ha chiudersi in un monastero a pregare quando c'è molto da fare nel mondo, quando si può fare del Bene a tanti esseri umani?
Che utilità può avere una vita simile?
Ma soprattutto, che senso ha?"

Mi rispose:

"Ascolta figlia:
so che a te piace molto la montagna... hai mai fatto attenzione, quando ti stai avvicinando alle vette, ai piccolissimi fiorellini che spuntano dalle rocce?
Man mano che sali la natura si dirada, pochi esseri si trovano lassù. Molti di essi nascono, vivono e muoiono senza che nessuno li veda mai.

Un giorno sei passata tu, proprio là, hai guardato a terra, ne hai visto uno, lo hai ammirato per la sua Bellezza, non ti sei chiesta a cosa o a chi potesse servire, hai riflettuto sulla sua Unicità, sulla sua Essenza.
Bene.
Alcune Creature vivono libere dal SENSO di FARE, addirittura libere dal SENSO di ESSERE.
Trascorrono l'esistenza unicamente per la Gioia del loro Creatore, perennemente davanti a quell'unica Presenza, davanti ai Suoi occhi.
E, ti assicuro, può bastare."
cta

28/02/2010

Il Gesuita e il Francescano

Un giorno, padre Sorge (sì, ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente...) ci raccontò questa barzelletta:

Un Gesuita e un Francescano si trovano ad essere compagni di viaggio in treno. A un certo momento entrambi si mettono a leggere il Breviario. Poco dopo, il Gesuita si accende un sigaro. Il Francescano, meravigliato, esordisce:
"Fumi... ma il tuo superiore te lo permette?"
"Certo. Glielo ho chiesto e mi ha detto sì."
"Anch'io l'ho chiesto al mio ma mi ha detto no."
"Come glielo hai chiesto?" - continua il Gesuita sornione.
"Ho detto: posso fumare mentre prego? Mi ha risposto: assolutamente no!"
"Hai sbagliato! Io ho detto: posso pregare mentre fumo? E mi ha risposto: ma certo!"

La barzelletta è bella e si capisce meglio se si sa che il Gesuita, nella concezione comune, è scaltro e intrigante, mentre il Francescano è la colomba innocente...

Ma, dopo la risata, sono spinta a fare alcune riflessioni:
  • 1- PERCHE' MI FA RIDERE? Perchè mi sorprende.
    Il senso umoristico poggia sul pensiero laterale,  su una esperienza della realtà alternativa al senso comune, su una percezione creativa degli eventi.
  • 2- COSA MI INSEGNA?  Che a volte basta pochissimo per raggiungere il proprio obiettivo: lo spostamento di due verbi all'interno di una frase può portare successo o fallimento.
cta

10/04/2009

il Dolore Santo

Cristo, Croce, Crocifisso, doloreIn questo giorno che per eccellenza celebra il Dolore, il mio pensiero va a tutte le Creature sofferenti; penso innanzi tutto ai terremotati dell'Abruzzo, ma anche a chi soffre nella carne, nella psiche, nell'Anima, di dolori più o meno visibili ma comunque devastanti: il tradimento, l'abbandono, il non senso, la fine imminente...

Quando non puoi muoverti nè a destra nè a sinistra, quando non vedi via d'uscita nè avanti nè indietro, quando non trovi risposte nè in alto nè in basso... quando insomma non puoi scappare da nessuna parte, allora probabilmente sei in quella situazione che si chiama Croce.

In croce si sta molto scomodi... e più ti agiti, più i chiodi fanno male.

E allora, che si fa?

Si bestemmia, si prega...
Si può solo aspettare.
Qualcosa accadrà.

cta

01/04/2009

sopravvivere a un figlio...

Figlio, Madre, Padre, lutto, perditaCarissimi genitori di Elena, desidero offrirvi queste parole scritte da una madre che ha provato un dolore simile al vostro:
In una triste sera di dicembre
ti ho perduto bimbo mio adorato.
nel ricordo della mia memoria
il tuo sguardo triste mi ha colpito
"O Mamma, mia Mamma"
- forse chiamavi (di già) -.
"Figlio - il cuore mio gridava -
Mamma ti è sempre vicina".
Io ti stringevo al petto,
ti riscaldavo, amore...
Ma tutto quello fu invano
perchè morivi già.
Quelle tue scarpette un po' bucate
dopo tanto tempo tengo ancora.
O Gianni, mio Gianni.
Quanto dolore in questo cuor.
Gianni, o mia creatura,
pensa un poco ala tua Mamma
che tanto ti è vicina
in questa notte oscura.
Prega il buon Dio
che mi aiuti a raggiungerti un dì.
Gianni era mio fratello.
cta

04/04/2008

portare frutto

Barcelona, Palau de Pedralbes,cedro dell'Himalaya, fruttoC'era una volta una ragazza quindicenne, o giù di lì, tormentata da mille domande.
Non sapeva che studi fare e poi che professione intraprendere, non sapeva se voleva sposarsi e poi avere figli, non sapeva se restare nel suo luogo natìo oppure spostarsi in qualche altro angolo del mondo, non sapeva se fare la donnina per bene oppure darsi all'avventura.

La domande più urgenti però erano: chi era, cosa voleva, che senso poteva avere la sua esistenza e per chi...
Una sera, nella saletta parrocchiale che era solita frequentare, pendente al muro vide un poster che fu per lei una prima risposta di speranza nell'attesa di tutte le altre risposte che sarebbero poi arrivate...
... era un invito alla preghiera e all'affidamento a una Saggezza Superiore che l'avrebbe aiutata a realizzare una vita semplice e forse nascosta ma dignitosa e utile per molti:

Signore, dammi un posto sulla terra dove portare frutto!
cta


21/03/2008

Volto di Dio

Sindone, dolore, Venerdì Santo, Rimaud, YehosuaVolto di Dio
ubriaco d'un Amore Folle,

maturo Volto
caduto dall'Albero di Vita.

Come un grappolo io ti raccolgo,
come un grappolo tra le mie mani.

Volto di Dio
bagnato dal pianto del riscatto,

tenero Volto
levigato dai colpi e dagli sputi.

Come un ciottolo io ti raccolgo,
come un ciottolo tra le mie mani.

Volto di Dio
straziato nell'Uomo dei Dolori,

un Volto d'oro
mascherato di amaro sudore.

Come un gioiello io ti raccolgo,
come un gioiello tra le mie mani.

Volto di Dio
fiorito dal sangue e dalle spine,

Volto ora morto,
appassito prima della sera.

Come una rosa io ti raccolgo,
come una rosa tra le mie mani.

testo: Didier Rimaud; traduzione: Eugenio Costa;
musica: ilaron, per coro a 4 voci.
Complesso Vocale Boanerges

Ascolta!(e canta con noi)

cta

08/12/2007

Magnificat

Madonna, Maryam, santuario, BoccadirioE' un bellissimo CD di Mina di qualche anno fa.
E' un'esaltante composizione di Bach (che Lerner ha messo a sottofondo de L'Infedele).
"Magnificat anima mea Dominum et exultavit spiritus meus... ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
Quia fecit mihi magna, Qui potens est..." (Lc. 1, 46)

Generazioni di cristiani, e non, hanno letto cantato pregato studiato queste parole latine (più bello il greco e affascinante l'ebraico) che forse oggi dicono poco alle nostre moderne orecchie.

Il Magnificat è la sublime preghiera di Maryam, una giovane ebrea di duemila anni fa, in risposta alla più anziana cugina Elisabetta che la proclamava Madre del Signore.

Pensando a Lei, a ciò che avrà provato in quel momento, in cui il suo piccolo umano cuore è esploso di una Gioia Incontenibile, ho cercato di tradurre qualche versetto in un italiano familiare, semplice, corrente, per farne una breve composizione corale:

D'ora in poi i tempi e gli spazi
mi chiameranno "Felice"
Il mio Signore, Dolcezza Infinita,
ha fatto in me Cose Belle.
cta

libri, libri, libri... e altro