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13/08/2011

Più di un futuro...

Rifugio Berti, segnavia,sentieri, scelteNon voltare le spalle a futuri possibili prima di essere certo che non hai niente da imparare da essi.


Sei sempre libero di cambiare idea e di scegliere un avvenire diverso o un diverso passato.
Richard Bach, ILLUSIONI
cta

14/03/2009

il fattore esse

diavolo, sfortuna, fattore, pensiero positivoDopo il fattore x ho pensato: perchè non fare un trattato di algebra?
Poi, siccome non me la ricordo tanto bene, l'algebra, mi sono detta: " ma sta un po' quieta, va'... è meglio che ti butti sugli 883."

FATTORE S, dove "s" sta per s...., è un pezzo dell'album "La Donna, il Sogno e il Grande Incubo (1995). Tale album mi è rimasto impresso, vuoi per il particolare periodo che stavo vivendo (credevo di essere tornata giovane), vuoi perchè non si vive di solo Palestrina e Bach...
Ricordo e ascolto ancora volentieri quasi tutti i brani, soprattutto "TI SENTO VIVERE" che è il migliore, secondo me, e che meriterebbe un post a sè.

Ma ora desidero soffermarmi su questo testo leggero, in stile Pezzali, che dà comunque voce a un reale aspetto della mentalità giovanile fatalista: l'essere sfigati.

Personalmente non credo alla sfortuna: "Homo artifex fortunae suae" diceva il console Appio Claudio Cieco (e anche Lucrezio).
Ma, da giovane, qualche volta è capitato anche a me di pensare: sono nata s...... (.)
In effetti quando le cose ci vanno storte, nonostante l'impegno e la volontà profusi, e non riusciamo a capirne il perchè, è facile pensare all'esistenza di un elemento contrario che si insinua nell'equazione della nostra vita. La nostra vita non è esplicabile con una equazione matematica, (... o forse sì?...) ma se lo fosse, voglio sperare che siano altre le variabili incidenti e non proprio la sfiga!

Secondo la filosofia del Pensiero Positivo ( non solo: anche S. Paolo la pensava così), gli eventi ci accadono perchè siamo noi ad attirarli nella nostra esperienza in base alla frequenza e alla forza dei pensieri che ospitiamo nella nostra mente. Se ciò è vero, allora cambiando i pensieri possiamo cambiare gli eventi che dal futuro stanno per venirci incontro. Questo è il sostanziale motivo per cui dovremmo pensare "positivo" (e Jovanotti dove lo mettiamo?).

Questo Povero Diavolo (è proprio il caso di chiamarlo così) è un mimo che ho incontrato sulla Rambla a Barcelona. Era sconsolato; non so il perchè, forse aveva preso pochi soldini, forse il trucco troppo pesante lo opprimeva... Sembra ben impersonare il fattore esse.
Spero solo non fosse anche milanista...
E tu che leggi, conosci altri fattori? Io ne ho in mente un altro di cui non posso fare a meno. In un prossimo post lo scriverò
cta

05/10/2007

settanta volte sette

Per rispondere al quesito di Pietro sul perdono, Yehosua usa l'espressione "settanta volte sette".
Al catechismo di Prima Comunione mi avevano spiegato che stava a significare un numero grande: devi perdonare chi ti ha offeso non 7 volte bensì 70 volte il 7, cioè sempre, all'infinito.
Ho compreso meglio la curiosa espressione di Gesù e la portata del suo insegnamento quando, molti anni dopo, mi é stata spiegata la graduale evoluzione della civiltà ebraica (e nostra) circa il concetto del perdono e della convivenza sociale.

Si parte con Caino che uccide Abele. [siamo 1 a 0].
Dio (in Genesi 4,15) dice: "Chi uccide Caino subirà vendetta 7 volte" [1 a 7].
Lamech (in Genesi 4,24) dice: "Se Caino sarà vendicato 7 volte, Lamech lo sarà 77" [1 a 77].
Mosè ( in Lev. 24,20) fa un salto qualitativo notevole: ferma l'escalation di Lamech e riporta la vendetta a una dimensione meno distruttiva: "Occhio per occhio, dente per dente" [come dire: basta il rapporto 1 a 1].

Già a questo punto si capisce che:
Caino non é IL PIU' CATTIVO;
Mosè é tuttaltro che BARBARO (come pensavo io a causa della crudezza della sua Legge del taglione); Lamech é una figura misteriosa, inquietante, luciferina...

Però il bello (e il massimo!) arriva con Yehosua:

"Maestro, quante volte devo perdonare il mio fratello? Fino a 7 volte?" (Mt 18,22)
"E' stato detto dagli antichi dente per dente MA IO VI DICO: ... (Mt 5,38)"

Non ti vendicherai in rapporto 1 a 77, nemmeno 1 a 7, neanche 1 a 1. Ma non basta: perdonerai! E non 1 volta, nemmeno 7, neanche 77, bensì settanta volte sette.

Dice bene Diego nel post precedente.
Se l' Uomo-Dio perdona 70x7 allora noi potremo SEMPRE recuperare la nostra integrità. Qualunque errore facciamo, anche il più grave, avremo sempre Futuro.
cta

03/10/2007

dolore e colpa

"Un grande dolore trattiene una grande colpa" (L. Hay)

Non é possibile schivare il dolore. Fin dai primi anni della nostra vita impariamo cose importanti grazie al dolore: non si mettono i ditini dentro ai buchi delle prese elettriche, non si toccano le pentole con l'acqua bollente, e così via.

La sofferenza però ha una connotazione in più rispetto al dolore: é anche emozione, é carica della nostra personale percezione del dolore.
E qui mi riferisco (come anche la Hay) soprattutto a quella particolare sofferenza che noi stessi ci infliggiamo quando siamo divorati dal senso di colpa; quando ci lasciamo imprigionare dalle esperienze del passato e permettiamo ad esse di torturarci ancora nel presente e, forse, per sempre; quando non riusciamo a perdonarci perché nessuna espiazione può restituirci la nostra integrità...

Perché crediamo di meritare di soffrire? Perché facciamo soffrire noi stessi? Perchè pensiamo di dover imparare attraverso la sofferenza?

La sofferenza é una grande (ed efficace) maestra delle lezioni che dobbiamo imparare in questa dimensione... ma non é l'unica: si può apprendere anche attraverso la Gioia.
E noi, in moltissimi casi, possiamo scegliere.

"Dio é FUTURO per tutti, settanta volte sette"(Diego, 29/08/07)
cta

06/09/2007

Homo Viator

Uomo, Dio, Bellezza, canto, entusiasmo, Vita, strada, sentiero, percorsoEravamo giovani entusiasti membri di un coro e consapevolmente cantavamo la Bellezza, convinti, come Dostoevskij, che "La Bellezza avrebbe salvato il mondo".
In quel periodo, tra le altre cose, mi sgorgò dal cuore
la poesia del post precedente con la quale intendevo celebrare l'Amicizia e Noi Amici.

Audace Guerriero ero io, la più intraprendente. Piccola Lucciola si chiamava veramente Chiara. Profumato Falegname era mio fratello che faceva proprio il falegname e odorava sempre di buon legno lavorato. Gufo Saggio era mia sorella, la coscienza critica dell' intero gruppo. In Giullare Felice ci identificavamo un po' tutti mentre Cuore Matto aveva veramente subito un intervento chirurgico al cuore. Fiorivendola Strana era la nostra concreta tesoriera e Pagliaccio Sorriso doveva il suo soprannome allo straripante costume (e annesso trucco) col quale si era presentato ad una festa di carnevale. E poi c'era Yehosua, il Candido Agnello, sempre in mezzo a noi.
Con sentiero e futuro e morte e notte.

Questo breve testo che consideravo il nostro poetico ritratto, nonostante una metrica sconnessa ed assonanze strane, riusciva a trasmettere movimento, immagini, colori, odori. Qualche tempo dopo mi resi conto che esso era pregno anche di contenuti simbolici che andai via via decifrando.

Homo animosus, Homo festivus, Homo faber, Homo sapiens, Homo cantor, Homo patiens, Homo oeconomicus, Homo ludens...
Sono archetipi, modelli, stati, tappe, dell' Homo Viator che, proteso verso la realizzazione di sé e la Pienezza, va incontro all' Homo Deus.

Che stranezza!: l'Agnello, pur essendo l'ultimo personaggio della filastrocca, é in testa a tutta la Compagnia.
Sgozzato.

cta

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